Pressione alta: sintomi, cause e come prevenirla
06 Ott 2026 | Salute | 10 minuti di lettura
- Perché è importante controllare la pressione anche quando ci si sente bene
- Quali sono i valori della pressione arteriosa
- Pressione alta: quali sono i sintomi?
- Quali sono le principali cause della pressione alta
- Alimentazione e sale: quanto incidono sulla pressione
- Attività fisica e pressione arteriosa
- Fumo, alcol, stress e sonno: altri fattori da non trascurare
- Come controllare la pressione e quando fare accertamenti
- Conclusioni
Perché è importante controllare la pressione anche quando ci si sente bene
La pressione arteriosa è uno dei parametri più importanti per valutare la salute cardiovascolare. Indica la forza con cui il sangue esercita una pressione sulle pareti delle arterie e viene espressa attraverso due valori: la pressione sistolica, comunemente chiamata “massima”, e quella diastolica, la cosiddetta “minima”.
Quando i valori della pressione rimangono elevati nel tempo si parla di ipertensione arteriosa, una condizione molto diffusa che può aumentare il rischio di diverse patologie cardiovascolari e non solo. Il problema è che l’ipertensione può svilupparsi e progredire senza provocare sintomi evidenti, rendendo il controllo periodico particolarmente importante.
Secondo il Ministero della Salute, l’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per ictus, infarto del miocardio, aneurismi, arteriopatie periferiche e insufficienza renale cronica. La sua diffusione aumenta inoltre progressivamente con l’età.
Il dato più importante, però, riguarda la possibilità che la pressione alta rimanga a lungo inosservata. Una persona può sentirsi bene, svolgere normalmente le proprie attività e avere comunque valori pressori elevati.
Come abbiamo visto nell’articolo dedicato alla salute del cuore e alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, conoscere e controllare i principali fattori di rischio permette di intervenire prima che una condizione possa trasformarsi in una complicanza.
Quali sono i valori della pressione arteriosa
La pressione arteriosa viene indicata attraverso due numeri espressi in millimetri di mercurio (mmHg). Il primo valore, quello sistolico, corrisponde alla pressione presente nelle arterie quando il cuore si contrae e pompa il sangue. Il secondo, quello diastolico, viene rilevato nella fase di rilassamento del cuore.
Secondo il Ministero della Salute, quando la pressione sistolica raggiunge o supera 140 mmHg e/o quella diastolica raggiunge o supera 90 mmHg si parla di ipertensione arteriosa. La classificazione riportata dal Ministero, aggiornata sulla base delle Linee guida 2023 dell’European Society of Hypertension (ESH), distingue inoltre diversi gradi di ipertensione in funzione dei valori rilevati.
Una pressione sistolica inferiore a 120 mmHg e una pressione diastolica inferiore a 80 mmHg vengono considerate valori ottimali. Tra 130 e 139 mmHg di sistolica e/o tra 85 e 89 mmHg di diastolica si parla invece di pressione normale-alta, mentre l’ipertensione di grado 1 comprende valori di 140-159 mmHg e/o 90-99 mmHg.
Una singola misurazione elevata, tuttavia, non è sufficiente per stabilire autonomamente la presenza di ipertensione. La pressione può infatti variare durante la giornata in relazione ad attività fisica, stress, emozioni, dolore, temperatura e riposo. Per questo motivo i valori devono essere interpretati nel loro insieme e, quando necessario, verificati attraverso misurazioni ripetute.
Pressione alta: quali sono i sintomi?
Uno degli aspetti più insidiosi dell’ipertensione è che spesso non provoca sintomi specifici. Mal di testa, vertigini, stanchezza o palpitazioni possono comparire in alcune persone, ma non sono segnali sufficienti per stabilire che la pressione sia elevata.
Al contrario, sentirsi bene non significa necessariamente avere valori nella norma. L’assenza di disturbi può infatti accompagnare una pressione alta per molto tempo, permettendo alla condizione di rimanere inosservata.
L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea l’importanza dei controlli proprio perché l’ipertensione può essere presente senza sintomi evidenti. La misurazione della pressione rappresenta quindi lo strumento fondamentale per individuare un’eventuale alterazione.
Una pressione elevata mantenuta nel tempo può sottoporre cuore e vasi sanguigni a uno stress maggiore e contribuire allo sviluppo di ictus, infarto del miocardio, scompenso cardiaco e insufficienza renale. Per questo motivo il controllo della pressione rientra a pieno titolo nella prevenzione cardiovascolare.
Quali sono le principali cause della pressione alta
Nella maggior parte dei casi l’ipertensione non è riconducibile a una singola causa. La sua comparsa è influenzata dall’interazione tra età, predisposizione familiare, caratteristiche individuali e stile di vita.
Tra i principali fattori modificabili rientrano il consumo eccessivo di sale, il sovrappeso e l’obesità, la sedentarietà, il fumo e il consumo rischioso di alcol. Anche alcune condizioni di salute possono contribuire all’aumento della pressione e devono essere considerate nella valutazione complessiva.
Con l’avanzare dell’età, inoltre, le arterie possono diventare progressivamente meno elastiche, favorendo l’aumento dei valori pressori. La familiarità rappresenta invece un fattore non modificabile, ma importante quando si valuta il rischio individuale.
L’ipertensione non dovrebbe però essere considerata isolatamente. Può infatti coesistere con colesterolo elevato, diabete, sovrappeso e altri fattori di rischio cardiovascolare, contribuendo insieme a un aumento della probabilità di sviluppare una malattia cardiovascolare.
È proprio per questo che la prevenzione dovrebbe considerare il profilo generale della persona e non soltanto il risultato di una singola misurazione.
Alimentazione e sale: quanto incidono sulla pressione
L’alimentazione rappresenta uno degli aspetti sui quali è possibile intervenire concretamente per contribuire alla prevenzione dell’ipertensione. Non esiste però un singolo alimento capace di abbassare la pressione o proteggere il cuore da solo: è la qualità complessiva dell’alimentazione a essere importante.
Un’alimentazione equilibrata dovrebbe prevedere con regolarità frutta e verdura, legumi, cereali preferibilmente integrali, pesce e fonti di grassi insaturi, limitando invece il consumo abituale di alimenti ricchi di sale, grassi saturi e zuccheri aggiunti.
Particolare attenzione merita il sale. Un consumo elevato di sodio è associato a un aumento della pressione arteriosa. I dati riportati dal Progetto CUORE dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano inoltre che la riduzione del sodio alimentare può contribuire a diminuire la pressione sistolica.
Anche il peso corporeo rientra nel quadro generale. Sovrappeso e obesità possono associarsi a ipertensione, diabete e alterazioni dei lipidi, contribuendo così ad aumentare il rischio cardiovascolare.
La prevenzione non richiede quindi una dieta perfetta, ma abitudini alimentari equilibrate e sostenibili nel tempo. Ridurre gradualmente il consumo di alimenti molto salati e privilegiare alimenti freschi può rappresentare un passo concreto nella gestione dei fattori di rischio.
Attività fisica e pressione arteriosa
La sedentarietà rappresenta un altro fattore modificabile sul quale è possibile intervenire. L’attività fisica regolare contribuisce al controllo del peso corporeo e può favorire il mantenimento di valori pressori più favorevoli.
Non è necessario praticare sport agonistico. Camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta, nuotare, correre o svolgere attività fisica strutturata sono tutte possibilità che possono contribuire a ridurre la sedentarietà e migliorare la salute cardiovascolare.
L’Istituto Superiore di Sanità indica tra le strategie utili anche almeno 30 minuti al giorno di cammino a passo sostenuto. L’attività fisica deve comunque essere adattata alle condizioni individuali, soprattutto nelle persone sedentarie da molto tempo o con patologie cardiovascolari già diagnosticate.
Muoversi regolarmente non significa necessariamente concentrare tutta l’attività in un’unica sessione. Interrompere i periodi prolungati di inattività e mantenere il movimento durante la giornata sono due componenti complementari della prevenzione.