Perdita dell’olfatto e Alzheimer: cosa dice la nuova ricerca

27 Mag 2026  |  Salute  |  6 minuti di lettura

perdita olfatto e alzheimer

L’olfatto può aiutare a riconoscere l’Alzheimer?

Quando si parla di Alzheimer, il primo pensiero va quasi sempre ai disturbi della memoria. Tuttavia, la ricerca scientifica sta osservando con crescente attenzione anche altri segnali che potrebbero comparire molto prima delle difficoltà cognitive più evidenti.

Tra questi, uno dei più studiati è la riduzione dell’olfatto.

Negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato come alterazioni nella percezione degli odori possano rappresentare un possibile campanello d’allarme precoce nelle malattie neurodegenerative, incluso l’Alzheimer.

Una prospettiva interessante, considerando che spesso i sintomi iniziali della malattia vengono riconosciuti solo quando il danno neurologico è già avanzato.

Che cos’è l’Alzheimer

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce il cervello, compromettendo gradualmente memoria, linguaggio, orientamento e capacità cognitive.

Rappresenta la forma più comune di demenza. Secondo i dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia le persone affette da demenza sono oltre un milione e l’Alzheimer costituisce circa il 50-60% dei casi.

La prevalenza aumenta significativamente con l’età e, a causa dell’invecchiamento della popolazione, i casi sono destinati a crescere nei prossimi decenni.

Il legame tra olfatto e cervello

L’olfatto non dipende soltanto dal naso. Coinvolge strutture cerebrali molto complesse che elaborano e interpretano gli stimoli odorosi.

Quando percepiamo un odore, i segnali vengono trasmessi dai recettori olfattivi al bulbo olfattivo, una struttura situata nella parte anteriore del cervello. Da qui, le informazioni raggiungono altre aree coinvolte in memoria, emozioni e comportamento.

Proprio per questo motivo, alterazioni dell’olfatto possono riflettere cambiamenti neurologici molto precoci.

La perdita o riduzione della capacità di riconoscere gli odori non è automaticamente un segno di Alzheimer. Può essere associata anche a invecchiamento, sinusiti croniche, infezioni respiratorie o altre condizioni neurologiche. Tuttavia, nei soggetti predisposti, questo sintomo sta attirando sempre più attenzione nella ricerca scientifica.

Cosa ha scoperto la nuova ricerca

Una recente ricerca condotta da studiosi del German Center for Neurodegenerative Diseases (DZNE) e della Ludwig-Maximilians-Universität München ha approfondito il legame tra olfatto e Alzheimer nelle fasi iniziali della malattia.

Secondo i ricercatori, i problemi olfattivi potrebbero comparire quando alcune cellule immunitarie del cervello, chiamate microglia, iniziano a danneggiare le connessioni nervose tra due aree fondamentali:

  • il bulbo olfattivo
  • il locus coeruleus, struttura coinvolta nella regolazione di numerose funzioni cerebrali

Lo studio suggerisce che, nelle prime fasi dell’Alzheimer, le fibre nervose che collegano queste aree possano subire alterazioni progressive. Le microglia riconoscerebbero tali connessioni come danneggiate o non funzionanti, iniziando così a degradarle.

Questo meccanismo potrebbe contribuire alla comparsa precoce dei disturbi dell’olfatto, anche prima dei sintomi cognitivi più evidenti.

È un aspetto particolarmente interessante perché offre nuove prospettive sulla possibilità di identificare segnali biologici molto precoci della malattia.

Perché la diagnosi precoce è importante

L’Alzheimer è una patologia complessa e attualmente non esiste una cura definitiva. Tuttavia, riconoscere i segnali iniziali può permettere diagnosi più tempestive, monitoraggio clinico precoce e migliore gestione della malattia.

Individuare eventuali alterazioni neurologiche nelle fasi iniziali significa anche offrire ai pazienti e alle famiglie un percorso di supporto più rapido e personalizzato.

La ricerca sui biomarcatori precoci, compresi quelli legati all’olfatto, rappresenta oggi uno degli ambiti più promettenti della neurologia moderna.

Quando la perdita dell’olfatto va approfondita

Una riduzione dell’olfatto non deve creare allarmismi immediati. Nella maggior parte dei casi può dipendere da condizioni molto comuni e non neurologiche.

Tuttavia, è consigliabile una valutazione medica se:

  • il disturbo compare improvvisamente
  • peggiora progressivamente nel tempo
  • si associa a difficoltà cognitive o memoria alterata
  • interferisce con la vita quotidiana
  • persiste senza una causa evidente

Ignorare sintomi persistenti “perché sarà stress” è una delle attività preferite dell’essere umano moderno. Non sempre funziona benissimo.

La ricerca continua

Le neuroscienze stanno cercando di comprendere sempre meglio i meccanismi che portano allo sviluppo dell’Alzheimer.

Studi come questo aiutano a chiarire il ruolo dell’infiammazione cerebrale, delle cellule immunitarie e delle connessioni neuronali nelle prime fasi della malattia.

L’obiettivo futuro è arrivare a diagnosi sempre più precoci e a trattamenti capaci di rallentare l’evoluzione della patologia prima che il danno neurologico diventi significativo.

Conclusioni

La perdita dell’olfatto potrebbe rappresentare uno dei segnali più precoci dell’Alzheimer, anche se da sola non è sufficiente per formulare una diagnosi.

Le più recenti ricerche stanno approfondendo il legame tra alterazioni olfattive, infiammazione cerebrale e neurodegenerazione, aprendo nuove prospettive nella comprensione della malattia.

Presso le strutture della Karol S.p.A. l’attenzione alla prevenzione neurologica e alla corretta informazione sanitaria rappresenta un elemento fondamentale per promuovere consapevolezza e salute nel tempo.