21 settembre: Giornata mondiale dell’Alzheimer
21 Set 2026 | Salute | 8 minuti di lettura
- Alzheimer, conoscere la malattia per affrontarla prima
- Quando la perdita di memoria non è soltanto normale invecchiamento
- Che cos’è la malattia di Alzheimer
- Perché una diagnosi precoce è importante
- Prevenzione e salute del cervello: cosa possiamo fare
- Alzheimer: una malattia che coinvolge tutta la famiglia
- Conoscere prima per prendersi cura meglio
Alzheimer, conoscere la malattia per affrontarla prima
Il 21 settembre si celebra la Giornata mondiale dell’Alzheimer, un appuntamento che richiama l’attenzione su una delle principali forme di demenza e sulle conseguenze che la malattia può avere non solo sulla persona che ne è colpita, ma anche sulla sua famiglia e sulla rete di assistenza. La ricorrenza è stata istituita nel 1994 da Alzheimer’s Disease International e rappresenta il momento centrale del World Alzheimer’s Month, che si svolge ogni anno durante il mese di settembre.
La Giornata non riguarda però soltanto la sensibilizzazione. Negli ultimi anni, la discussione sulla demenza si è spostata sempre più verso la possibilità di riconoscere precocemente i cambiamenti cognitivi, migliorare l’accesso alla diagnosi e intervenire prima che la malattia comprometta in maniera significativa l’autonomia della persona. Il messaggio scelto per la campagna 2026, “The Earlier You Know, The More You Can Do: A Dementia Diagnosis Matters”, sottolinea proprio questo aspetto: una diagnosi non rappresenta soltanto un nome attribuito a una condizione, ma può permettere di accedere prima a informazioni, supporto, trattamenti e strumenti di pianificazione.
Parlare di Alzheimer significa quindi andare oltre l’immagine, ormai molto diffusa, della semplice perdita di memoria. La malattia è infatti una patologia neurodegenerativa progressiva che può coinvolgere memoria, linguaggio, orientamento, capacità di ragionamento e autonomia nelle attività quotidiane. Comprenderne i segnali e non considerarli automaticamente come una conseguenza inevitabile dell’età è uno dei primi passi per affrontarla con maggiore consapevolezza.
Quando la perdita di memoria non è soltanto normale invecchiamento
Dimenticare occasionalmente un nome, non ricordare dove si sono lasciate le chiavi o avere bisogno di qualche secondo in più per trovare una parola fanno parte dell’esperienza quotidiana e possono verificarsi anche durante un normale processo di invecchiamento. La differenza diventa più significativa quando le difficoltà si ripetono, peggiorano nel tempo e iniziano a interferire con la vita di tutti i giorni.
Una persona può, per esempio, iniziare a dimenticare informazioni appena ricevute, ripetere frequentemente le stesse domande, avere difficoltà a seguire una ricetta conosciuta, perdere la capacità di gestire attività abituali o smarrirsi in luoghi che conosce bene. Possono inoltre comparire problemi nell’uso del linguaggio, difficoltà nel prendere decisioni, cambiamenti dell’umore o del comportamento e una progressiva perdita di autonomia.
Non significa che la presenza di uno di questi segnali indichi necessariamente la malattia di Alzheimer. Esistono diverse condizioni che possono provocare disturbi della memoria e delle funzioni cognitive, alcune delle quali possono essere trattabili. Per questo è importante evitare sia la sottovalutazione sia l’autodiagnosi.
Secondo le informazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, alcuni disturbi cognitivi possono comparire anche anni prima della diagnosi di demenza di Alzheimer. Questo rende particolarmente importante prestare attenzione all’evoluzione dei sintomi e rivolgersi al medico quando i cambiamenti diventano persistenti o incidono sull’autonomia della persona.
Che cos'è la malattia di Alzheimer
La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa progressiva che interessa il cervello e provoca un deterioramento graduale delle funzioni cognitive. È la forma più comune di demenza, ma Alzheimer e demenza non sono sinonimi: il termine demenza indica infatti una sindrome caratterizzata dal declino di diverse capacità cognitive sufficientemente importante da interferire con la vita quotidiana, mentre la malattia di Alzheimer è una delle patologie che possono causarla.
Con la progressione della malattia, le alterazioni possono interessare inizialmente soprattutto la memoria e successivamente altre funzioni. La persona può incontrare difficoltà nel riconoscere persone e luoghi, nel comunicare, nell’organizzare attività quotidiane o nel compiere gesti che in precedenza erano automatici. Il decorso è variabile e non tutte le persone sviluppano gli stessi sintomi con la stessa velocità.
Il numero di persone interessate rende evidente la dimensione sanitaria e sociale del problema. In Italia, le stime riportate nel 2026 dalla Società Italiana di Neurologia indicano circa 1,2 milioni di persone con demenza tra gli over 65 e almeno 600 mila persone con malattia di Alzheimer. A questi numeri si aggiunge l’impatto sulle famiglie e sui caregiver, che spesso partecipano quotidianamente alla gestione della persona e alle decisioni relative alla sua assistenza.
La demenza, quindi, non riguarda esclusivamente la memoria e non riguarda esclusivamente il paziente. È una condizione che coinvolge progressivamente relazioni, autonomia, organizzazione della vita quotidiana e assistenza, rendendo fondamentale una presa in carico che tenga conto della persona nel suo insieme.
Perché una diagnosi precoce è importante
Arrivare a una diagnosi in una fase iniziale non significa fermare la progressione della malattia, né permette di prevedere con certezza come evolverà il singolo caso. Significa però poter comprendere prima la causa dei cambiamenti cognitivi e valutare più tempestivamente le possibilità di intervento e di supporto.
Una valutazione precoce permette innanzitutto di distinguere la malattia di Alzheimer da altre condizioni che possono provocare disturbi cognitivi. Il percorso diagnostico può comprendere la raccolta della storia clinica, una valutazione delle funzioni cognitive, esami di laboratorio e, quando indicato, indagini di neuroimaging o altri accertamenti specialistici. La scelta degli esami dipende dal quadro della singola persona e deve essere effettuata dal medico.
La diagnosi può inoltre consentire di affrontare prima alcuni aspetti pratici della malattia. Quando la persona mantiene ancora un buon livello di autonomia, può partecipare maggiormente alle decisioni che riguardano cure, assistenza, gestione delle attività quotidiane e organizzazione del futuro. Anche la famiglia può ricevere informazioni e supporto prima che il carico assistenziale diventi più complesso.
Nel 2026 Alzheimer’s Disease International ha scelto proprio questo punto come tema della campagna mondiale. La diagnosi, sottolinea l’organizzazione, può rappresentare l’accesso a un insieme più ampio di possibilità di trattamento, assistenza e supporto, sia farmacologico sia non farmacologico.
Prevenzione e salute del cervello: cosa possiamo fare
Non esiste una strategia in grado di garantire la prevenzione della malattia di Alzheimer. Alcuni fattori di rischio, come l’età e la predisposizione genetica, non possono essere modificati. Altri, invece, sono collegati allo stato di salute generale e cardiovascolare e possono essere affrontati attraverso comportamenti e interventi appropriati.
Mantenere una regolare attività fisica, non fumare, seguire un’alimentazione equilibrata, controllare la pressione arteriosa e gli altri principali fattori di rischio cardiovascolare e mantenere una buona vita sociale e cognitiva sono elementi che contribuiscono alla salute generale e possono avere un ruolo anche nella riduzione del rischio di declino cognitivo.
Questo non significa che fare attività fisica o seguire una determinata alimentazione possa “prevenire l’Alzheimer” in senso assoluto. La ricerca sulla relazione tra stile di vita, fattori di rischio e demenza è complessa e nessuna singola abitudine costituisce una protezione garantita. Il principio più solido è piuttosto quello di prendersi cura nel tempo della salute cardiovascolare, metabolica e cerebrale.
Anche per questo la prevenzione non dovrebbe iniziare quando compaiono problemi di memoria. La salute del cervello è legata alla salute dell’intero organismo, e intervenire sui fattori di rischio modificabili rappresenta una parte importante dell’invecchiamento in buona salute.
Alzheimer: una malattia che coinvolge tutta la famiglia
Quando arriva una diagnosi di Alzheimer, l’impatto non riguarda soltanto la persona malata. Familiari e caregiver possono trovarsi a gestire progressivamente appuntamenti, terapie, attività quotidiane, cambiamenti comportamentali e nuove esigenze assistenziali. Con il progredire della malattia, il ruolo del caregiver può diventare particolarmente impegnativo anche dal punto di vista organizzativo ed emotivo.
Per questo motivo, informazione e supporto alla famiglia sono parte integrante della gestione della demenza. Conoscere la malattia aiuta a comprendere meglio determinati comportamenti, a organizzare l’ambiente domestico in modo più sicuro e a riconoscere quando è necessario chiedere l’intervento di professionisti o servizi dedicati.
Anche il linguaggio con cui si parla di Alzheimer ha un peso. Ridurre la persona alla sua diagnosi o descriverla esclusivamente attraverso ciò che non riesce più a fare contribuisce allo stigma che ancora circonda le demenze. La persona continua invece ad avere una propria storia, relazioni, bisogni e capacità che possono essere mantenute e valorizzate, anche quando la malattia modifica progressivamente alcune funzioni.
La Giornata mondiale dell’Alzheimer rappresenta quindi anche un’occasione per ricordare che diagnosi, cura e assistenza devono essere accompagnate da rispetto, ascolto e attenzione alla qualità della vita.